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Copiapò 4 marzo 2010.

 

               

 

Carissimi,

                         il Signore vi dia pace.

            Vi scrivo da Copiapò, dove sono arrivato lunedì sera dopo un viaggio di 12 ore in un bus, molto comodo.

            Finalmente sono arrivato dove il Signore mi chiama a sostare, dopo un pellegrinaggio che durava da settembre.

            Sono stato accolto con gioia da fra Fabrizio e da fra Enrico: ora siamo in attesa dell’arrivo di fra Mario in aprile o maggio per completare la nostra fraternità.

            Porto ancora con me la paura di sabato 27 febbraio, della terra che trema e dell’impotenza che sperimenti in quei momenti: ero nel mio letto e, svegliato dal terremoto, sono rimasto lì fermo sperando che tutto terminasse di tremare velocemente: ma così non è stato.

            Ci sono voluti 100 secondi prima che tutto si fermasse: in questo lasso di tempo sentivo i rumori delle cose che cadevano, vedevo i lampi prodotti dai cortocircuiti dei cavi elettrici, sentivo i vetri vibrare, i mobili cigolare….

            Sono rimasto immobile nella speranza che tutto terminasse velocemente: non è stato così. Il tempo sembrava non passare più.

            Terminata la forte scossa ci siamo trovati nel corridoio con fra Maurizio, che aveva scelto di alzarsi dal letto durante la scossa ma non era riuscito a rimanere in piedi.

            Quando abbiamo constato che stavamo entrambi bene, abbiamo cercato di verificare se il convento aveva subito danni.

            Verificato che tutto era a posto ( ringrazio chi ha pensato di costruire in questo modo la struttura ), non ci siamo fidati di andare a verificare se la chiesa avesse avuto danni perché temevamo ulteriori scosse.

            Non essendoci energia elettrica, non abbiamo avuto la possibilità di renderci conto di cosa fosse realmente successo: la televisione e la radio non funzionavano, telefoni e telefonini erano senza collegamento, di internet manco parlarne.

            Al mattino fra Marco con un sms mi chiedeva notizie del terremoto ( e qui devo ringraziare Tim e la sua partner in Cile, Movistar, perché solo il mio telefono funzionava ). Dal sms di fra Marco ho intuito che il terremoto doveva essere stato molto forte e che i danni dovevano essere rilevanti, cosa che ci è stata confermata da alcuni parrocchiani che alle 6.00 del mattino sono venuti a vedere se stavamo bene e se ci fossero dei danni al convento e alla chiesa.

            Attraverso il racconto di quanto avevano potuto ascoltare  attraverso la radio installata sulle loro autovetture, ci è stato possibile avere un primo drammatico quadro della situazione. La nostra preoccupazione prima, fu di sapere come stavano i frati delle altre due comunità: grazie a Dio ci è stato possibile sapere che a Copiapò la scossa si era avvertita in maniera meno forte e i frati stavano bene; mentre a Curicò la scossa era stata molto forte, ma i frati stavano bene e il convento non aveva subito danni.

            Ci arrivava poi la notizia che anche fra Cristian e fra Ramon, in viaggio per rientrare al convento, stavano bene.

            Così ho potuto comunicare attraverso sms col il nostro ministro provinciale e con le nostre famiglie, rassicurandoli riguardo alla nostra salute.

            Con l’arrivo della luce del sole ci è stato possibile verificare i danni subiti dalla chiesa ( ancora a oggi non è stata fatta una valutazione ); verso mezzogiorno è tornata l’energia elettrica e così ci è stato possibile renderci conto della violenza del terremoto e dei danni causati dalla prima scossa e dal maremoto che ne è seguito.

            Credo che per il resto abbiate potuto seguire tutto attraverso la stampa italiana: numerose le persone decedute e ferite; case distrutte dalla furia del terremoto o dell’acqua; ospedali crollati; interi paesi isolati a causa di ponti stradali caduti e di voragini apertesi lungo le strade ( la principale via di comunicazione del paese che collega da sud a nord è chiusa in più punti e lo sarà per lungo tempo ), privi di elettricità, gas, acqua e linea telefonica ( alcune zone lo sono ancora ); ritardo negli aiuti non coordinati o ancora non arrivati ( non sono riuscito a comprendere perché non ci sia stata una richiesta di aiuto rivolta ai paesi esteri che si erano detti disposti ad intervenire ); mancanza di alimenti con conseguenti saccheggi dei supermercati e negozi ( sono state razziati anche oggetti come televisori, frigoriferi etc. ) ma anche delle case danneggiate ( il governo ha ritardato a proclamare lo stato di emergenza impedendo una presenza delle forze dell’ordine per contrastare questa situazione, in questo modo la gente si è organizzata con fucili, pistole e armi varie per difendere le loro proprietà ).

            A Santiago ci sono stati alcuni crolli ( da sabato mattina abbiamo ospitato in convento una famiglia il cui appartamento era stato reso inagibile dal terremoto. Dai loro racconti, ci siamo resi conto della gravità dell’evento e della drammaticità dei momenti vissuti al momento della scossa ). Quelle che però più mi ha colpito riguardo a Santiago, è che sono stati colpiti duramente ( e resi inagibili ) condomini molto alti ( 15 – 20 piani ) o costruiti recentemente oppure terminati recentemente e con appartamenti ancora in vendita. Hanno riportato danni strutturali sui quali si sta indagando, ma che li hanno resi non abitabili. Attraverso la televisione ho potuto conoscere la disperazione di famiglie rimaste senza casa ma con ancora i debiti da pagare per quell’appartamento ora inutilizzabile.

            E anche a Santiago si sono avuti episodi di furti e razzie nei negozi.

            Il Cile si è ritrovato debole, fragile e ha scoperto, da parte della gente, reazioni negative che non pensava presenti all’interno del suo popolo.

            La situazione va migliorando di giorno in giorno, ma si assiste ancora ad una mancanza di presenza e coordinamento soprattutto nelle zone poste lungo l’oceano: la presidente invoca la calma, ma credo sia difficile trovare ascolto in persone profondamente colpite nella loro vita ( molti hanno perso tutto ) e che si sentono abbandonate.

            Una sensazione: il governo si è attardato due giorni a far muovere l’esercito ( già pronto ad intervenire dopo poche ore  e unica realtà capace di far fronte ad una situazione come questa perché in Cile non esiste la protezione civile o un organismo similare ) perché ancora timorosi del passato. In questo la Baschelet non mi ha convinto, ma preferisco attendere per esprimere una valutazione, anche se ormai la frittata è fatta.

            Intanto anche la Chiesa cilena si sta movendo: numerose associazioni sono sul posto per aiutare e distribuire alimenti ( unica forma di sussistenza ) e per domenica è stata proposta una raccolta di generi alimentari ( latte in polvere, riso, olio, pasta ) da far arrivare entro la prossima settimana nelle zone colpite.

Ora ( anche se la terra trema ancora ) si inizia a pensare per la ricostruzione.

Molte persone per mail mi hanno chiesto se e come è possibile portare aiuto.

            Ringrazio di cuore per questa disponibilità: suggerisco una strada, che mi pare quella maggiormente percorribile.

            Come strada per gli aiuti, suggerirei di appoggiare la raccolta che la Chiesa italiana ( mi pare da parte della Caritas ) sta già facendo oppure di far riferimento al Gruppo missionario della parrocchia ( Sacro Cuore di Gesù di Mestre ). L’idea ( da valutare con il parroco e il Gruppo missionario ) è di raccogliere dei fondi che poi faremo pervenire alla Caritas della diocesi di Talca ( di cui fa parte Curicò dove è appena stato aperto un nostro convento, il guardiano è fra Tullio: le foto allegate, le ha inviate proprio lui e raccontano la situazione di quella città) perché vengano destinati alle persone che hanno perso tutto ( casa e quanto avevano in casa ).

            Questa è una strada che mi pare percorribile.

            Se però vi pare che vi possano essere altre strade, sono qui, pronto ad accogliere eventuali proposte.

            Per quanto mi riguarda, mi sto riprendendo dallo spavento; ci vorrà ancora un po’ di tempo ma ce la farò.

            Concludo questa mia lunga lettera comunicandovi l’indirizzo di Copiapò come richiesto da alcuni di voi:

 

Convento San Francisco

Calle Juano Godoy 65

Casilla 26

Copiapò ( Cile )

 

Tel. 00 56 52 212046

 

            Accompagnamoci nella preghiera chiedendo a Dio la forza del suo amore per dare speranza a quanti sono nella fatica e nel dolore.

            Un forte abbraccio a tutti voi.

            Ciao.

 

                                              

                                                                       fra Franco.

           

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